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L'artista.

Recensione di Franco Bulfarini
❝ Comprendere la pittura di Jessica Steri è comprendere che il mondo è fatto non solo di concretezza ma anche di sogni, di visioni, di astrazione. Treni, tralicci, alberi e strade che si perdono nel nulla, quasi un deserto mentale fatto di piccole oasi che colmano il vuoto circostante e circoscritto nel mistero.
Dunque un paesaggio contemporaneo, soprattutto per i contenuti intrinseci, quello colto da Jessica, svuotato di ogni superflua intrusione dell'iride, essenzializzato, depurato da ogni inutile orpello. La pupilla non può essere distratta ma anzi diretta a raccogliere l'emozione ovvero il solo dato che alla Steri interessa realmente rappresentare e far percepire. Pochi alberi una strada, il silenzio domina la visione non completamente definita, ci turba e ci affascina al contempo, un treno e un traliccio si lasciano intuire in lontananza, pare di percepirne l'eco, ma sono avvolti come fantasmi in un'atmosfera mistica, quasi miraggi, che attraggono a tal punto da prendere il sopravvento nel dipinto creando un senso di panico, emozionale ma anche un moto metafisico dettato dall'immobilità apparente dell'istantanea. Ella esplora il mondo visibile il mondo dei colori e della natura, per esaltarne la parte più incorporea e mentale, coniando per ogni opera il giusto grado di approccio emotivo ed emozionale.
Jessica Steri nasce in un'isola a sud-ovest della Sardegna ma da diversi anni vive e lavora a Ferrara. Ha presentato diverse mostre personali in varie città d'Italia e in diverse fiere d'arte contemporanea.❞

Recensione di Gianni Cerioli
❝Jessica Steri in ogni sua rassegna d'arte, coinvolge lo sguardo del visitatore in private cosmogonie che ogni volta riformula e riprende cambiandone le parvenze, mai le essenze.
Ancora, dunque, il fuoco, l'aria, l'acqua e la terra... a raccontare di nascita e di viaggi, di mutamenti improvvisi e di partenze, come colpi d'ala del destino nelle cose della vita.
Il sentore della terra che questa volta ci propone, coglie un'esperienza intima dei luoghi di origine e di quelli d'adozione.
Sottolinea in modo acuto e intelligente come certi dettagli paesaggio sardo e di quello padano, bruciati dal fuoco oppure stilanti umor acqueo, possono ampiamente raccontare di altri fuochi e di altre acque.
Ora la nebbia, ora il fumo schermano la visione. Essi lasciano al riguardante il senso del diaframma immateriale di uno schermo dove di volta in volta le cose da vedere sono non le cose, ma parvenze di cose, percezioni slontanati degli alberi, delle case, delle erbe, delle acque.
Tutto fluttua tra l'autenticità propria della ricerca esistenziale e l'impressione di un viaggio fin dentro gli spazi perturbanti del reale.
L'artista deve andare insomma a cogliere la vita, a indagarne le origini, a turbarne gli ordini per ritornare fra gli uomini che, disperso nelle foreste, riappare dopo anni di lontananza a vivere insieme con gli altri e si esprime con altri gesti e altri linguaggi.
Allo stesso modo, e forme e i colori che Jessica stende sule tele hanno la leggerezza di una carezza o l'impatto di uno schiaffo a piena mano. Sul supporto si alternano impasti al corpo e sottilissime velature che portano lo scoperto la trama del supporto, l'ordito della tela. Un gioco di voti e di pieni di spessori e di raschiature che testimoniano i tempi dell'esecuzione e della riflessione.❞